I can be your hero, baby.

Sì, voglio aprire una parentesi proprio sull’argomento più caldo e discusso del momento. Fortunatamente non è più il porno di Belen, ma sfortunatamente è il polverone che si è levato dalla prua e dalla biscaggina della Concordia.
Non mi torna proprio il risentimento di quelli che “ah, bell’eroe a starsene a terra! Facile dire “vada a bordo, cazzo!” al sicuro al telefono! Che si fotta anche lui”.
Non sto dicendo sia il buono del secolo per una telefonata, ha fatto semplicemente discretamente bene il suo lavoro (per quanto “eroico” sia di questi tempi), ma perdiana (!), che doveva fare di più? Doveva forse posare il telefono, buttarsi in mare e arrivare a bracciate fino alla (ora abbiamo tutti imparato questo termine e lo useremo quanto più possibile) biscaggina? Vi ricordo che Livorno-Isola del Giglio non sono esattamente 3 vaschette.
Ma via, siamo ormai abituati ai vari Giacomino e Abelardo che si sentono geniali e brillanti a fare (ancora, ancora e ancora!) i bastiancontrari di turno. Quelli che se ne stanno in disparte, costruitamente annoiati, che per il terrore di essere considerati “come gli altri”, “pecoroni” o semplicemente “normali”, finiscono per comportarsi da veri e propri coglioni.
Quello che però rende quest’uomo almeno meritevole di rispetto e di qualche valanga di “grazie”, è la sua decisione di sparire. Di non tramortirci le palle con ospitate e pianti in diretta.
Dire al comandante di togliersi ciuccio e copertina e cercare di salvare vite visto il casino combinato era suo dovere. DOVERE. Se non l’avesse fatto sarebbe stato un inetto, mentre l’averlo fatto non basta a renderlo un eroe.
Però poi ha scelto di non diventare la star del momento, di non accettare di apparire sui giornali sorridente con alle spalle mazzi di fiori e disegni delle persone tratte in salvo, di non arricchirsi con i tantissimi soldi che gli avranno certamente proposto in tantissimi per parlare commosso davanti alle telecamere di “quella terribile notte”. Le uniche parole che abbiamo sentito da lui dopo le ormai famosissime telefonate sono state più o meno un “io non ho fatto nulla più di quanto non fosse ovvio fare, se proprio volete un eroe imbalsamate Alessandro Tosi o Marco Savastano, ora dimenticatevi di me”.
Ecco, personalmente è per questo che io lo vorrò ricordare.
Per un pochino, eh.

Storie mediamente tristi di una vita mediamente vissuta.

Ci sono ingiustizie contro le quali è doveroso ribellarsi.
La fame nel mondo? Le guerre? Cicchitto?
Non ora.
Parlo di una barbarie diffusa in tutte le scuole, la scelta della squadra nell’ora di educazione fisica.
Gli insegnanti (ah! insegnanti! sì insomma, avete capito) di “ginnastica” scelgono sempre due persone, e danno loro il compito di formare la propria combriccola, contribuendo così a distruggere moralmente i più imbranati, goffi e incapaci ragazzini.
Sapete quel che succede, no? Vengono chiamati per primi i più forti, passando poi a quelli che se la cavano, per poi andare a raschiare nel fondo del barile.
Io solitamente venivo dopo il paraplegico Timmy.
Non che questo mi abbia poi ferita più di tanto.
La palla da basket, invece, lei mi feriva molto. L’unico nostro incontro è stato quando, probabilmente offesa perché non la portavo mai a spasso come invece facevano i miei compagni, mi si è violentemente scagliata sulle labbra quando per puro caso ero venuta a trovarmi sotto il canestro, facendomi sanguinare per 5 minuti abbondanti.
Alcuni sostengono volesse semplicemente baciarmi. Era una tipa tosta e aggressiva, con tatuato “Spalding” su tutta la coscia, ma sapevo già che fra noi non avrebbe funzionato. Sono tra le fortunate a cui la natura ha concesso con facilità orgasmi sia clitoridei che vaginali, non ero proprio disposta a rinunciarvi (o, almeno, non ero disposta a rinunciare ai secondi).

Ma perché?

Eccomi qui, provata da una notte insonne costellata da pensieri che definire negativi è eufemistico. Non preoccupatevi, non sono qui per raccontarvi le mie paturnie, trovo invece molto più edificante mostrarvi venticinque immagini di invenzioni e oggettini vari che mi permetteranno di incanalare il mio malumore verso questi idioti. Pronti?

 

 

Non eravate pronti, vero?


Perché per qualcuno rischiare di sporcarsi il maglioncino è peggio di andare in giro conciato in questo modo.

Ti hanno regalato tuo malgrado un prodotto elegante e non sai come farti riempire d’insulti dalla società come tuo solito? Puoi sempre mostrare chi sei montandogli un paio di tette di plastica dietro.

Ecco, ora di certo non dormirò. Mai più.

 

Quando tirare fuori la lingua e muovere contemporaneamente il polso diventa troppo difficile e impegnativo. Ecco, se uscite con una ragazza con questo aggeggio, scordatevi un pompino.

La scelta in alcuni casi è difficile, ma puoi esercitarti con questa simpatica lavagnetta e vedere “che effetto farà”.

Se odi l’effetto “figo” della chitarra e preferisci passare per pericoloso psicopatico, questo è l’oggetto che fa per te.

Solo io li trovo tremendamente inquietanti?

 

Sarebbe il caso di scambiare la bottiglietta della vodka con quella della candeggina, dico io. 

Perché sbattersi in palestra quando puoi avere una credibilissima tartaruga pure pesando 120 kg?

Per invogliare il tuo bambino a fare pupù, fagliela fare a forma di cuoricino. Infilandogli un tubo di plastica su per il culo. Non vedrà l’ora!

 

Sempre per restare in tema, un romanticissimo bagno, per condividere idromassaggio e caghetto.

…Giapponesi!

Lancerà una moda, ne sono sicura. Sè.

Perché non è abbastanza fastidioso, altrimenti.

 

Ti farà fare un figurone! Ne avrai sicuramente bisogno. A meno che tu non sia spiderman.

Cosa ti impedisce il suicidio quando ti accorgi di aver comprato davvero una cosa del genere?

In effetti mi sembra già il caso di iniziare a lavorare in qualche modo, a quell’età, brutto bamboccione fannullone che non sei altro.

Ma voi lo immaginate, il risultato?

 

Chiedere una forchetta mi sembra troppo facile, d’altra parte.

Ma si può essere tanto pigri?

Se non hai nessuno con il quale condividere la doccia e tieni a non avercelo mai.

Dio mio. Dio mio. Dio mio.

Ma che problema hanno questi, con le posate?!

Il tormentone dell’estate 2012, il separachiappe. Ce la meritiamo, la fine del mondo, siamo sinceri.

 

Ecco, venticinque, ho finito. Ovviamente non è tutta farina del mio sacco, ho selezionato le cose più agghiaccianti da qui.

 

E per la cronaca no, non sto meglio di quando ho iniziato.

“Ma Babbo Natale esiste?”

Ecco, io non sono sicura di voler riempire di cazzate miei eventuali figli. La fatina dei denti, Babbo Natale, L’orco cattivo, Gesù. Servono davvero?

Lui ci crede perché si fida di te, ti ama, pende dalle tue labbra e tu che fai? Lo rimpinzi come un tacchino di fandonie e frottole. E con che coraggio poi, quando avrà 16 anni, t’incazzerai con tua figlia perché ti aveva detto che sarebbe andata a dormire da un’amica e invece è andata al mare con il morosino? Le dirai “Io non ti ho insegnato così!”?

“Ma Babbo Natale serve, è un po’ di magia!”.

Sinceramente trovo molto più bello e rassicurante dire “tieni questo regalo, te l’ho fatto perché ti voglio tanto bene e perché ti ammiro, sei un bambino fantastico” accompagnato da un abbraccio e un bacio, piuttosto che “un signore che vive al Polo Nord vestito di rosso fabbrica con gli elfi durante l’anno regali che a Natale dona ai bambini di tutto il mondo accompagnato da renne volanti”. WTF?!

Le favole sono sicuramente essenziali per un bambino, ma non vedo il bisogno di mescolare realtà a fantasia.