Machedavero?

Ecco, finalmente mi sono decisa a tornare. E permettetemi di dirlo, torno in PompaMagna.
Ebbene sì, come i più maliziosetti avranno capito, Voglio parlare di pompini. Ma non quelli normali, no… voglio parlare del Pompino Strategico.
Dicesi Pompino Strategico quello fatto sul finire del ciclo mestruale, ed è strategico sia per lei che per lui.
Prima i signori.
Lui se lo godrà molto di più. Una piccola astinenza renderà più ricettivi i suoi sensi, e la delicatezza necessaria alla fellatio sarà ancora più apprezzata. Ok, per lui basta e avanza questo pro.
Lei… Lei, signore mie, lei farà molto prima e molto meglio. Prima perché sì, meglio perché potrà gestire il ritmo con la calma di chi sa che non dovrà restare a bocca spalancata 40 minuti, cosa che rischierebbe di farle fretta, sperando di dimezzare i tempi (uomini, penserete che siamo delle ingrate, ma pensate un po’ quanto a lungo riuscireste a leccare un gelato e invece quanto a lungo riuscireste a fare su e giù con la testa e contemporaneamente muovere la lingua mentre mangiate una banana. Eh). Fretta che è nemica di delicatezza, che resta necessaria (non prendete esempio dai porno di basso livello, per l’amor del cielo). Non vogliamo un pompino raffazzonato, noi lo vogliamo raffinato, qualcosa che ci faccia ricordare come una eroina coi superpoteri. Oh yeah.
E qui il discorso più egoistico per la nostra Lei. L’imminente, prossimo e agognato rapporto sessuale durerà molto di più. Lo sapete, lo so, lo sappiamo. Le tempistiche sono importanti, va bene la passione, ma se mi duri 1 minuto faccio fatica a starti dietro e a non pensare che ci ho messo di più a spogliarmi e stendermi che a finire tutto quanto. E noi non vogliamo questo, vero? Ecco, allora non scarichiamo tutte le colpe su di lui e sul suo bruciante desiderio, diamoci da fare per scongiurare la sua infausta precocità d’ammmore.

Io ve l’ho detto, poi fate voi.

Cinquanta sfumature di Schifo.

Ho letto questo libro pensando che, visto come ne sentivo parlare: a) fosse una merda, b) ci fossero scritte scene erotiche da far arrossire Sasha Grey.
Ebbene, su una delle due premesse mi sbagliavo, in quanto penso che il sesso che i due protagonisti fanno sia appena poco poco più spinto di quello che le bambine solitamente fanno fare alla Barbie e a Ken. Però magari le bambine sono un po’ più realistiche.

Lei, Anastasia, è una 21enne che non si è mai manco eccitata e non ha mai avuto un pensiero sessuale su nessuno. Quando ho letto qualcosa come “ho sentito muscoli sconosciuti contrarsi piacevolmente nella profondità del mio corpo” pensavo di soffocare nell’amarezza. Comunque nonostante questo incontra Grey, il superfico Grey, che la inizia al fantastico mondo del sesso e da lì non ce n’è più per nessuno. Il primo pompino che lei fa viene giudicato “da voto 10” da questo re del sesso. La prima volta lei viene 2 volte, la seconda (dopo qualche manciata di minuti) pure, la mattina balla mentre prepara la colazione. Poi dopo nemmeno una settimana già viene anche se solo lui le dà due botte o le le lecca i capezzoli. Viene anche mentre dorme e pensa a lui, GIURO. Roba che a metà secondo libro prevedo che lei squirti appassionatamente anche solo se lui le lancia di sfuggita un’occhiatina veloce.
Lui, Christian Grey… lui, come si ripete fino allo sfinimento, è bello da impazzire, è il ricco sfondato proprietario di una multinazionale che ha costruito solo soletto e in questi 27 anni di vita ha pure trovato il tempo di imparare a guidare il suo aereo privato, l’aliante, a suonare il pianoforte, a ballare, ha vari trofei di canottaggio, scopa alla grande, ce l’ha pure “enorme” e non si stanca mai di usarlo, ha una resistenza che manco un supereroe.

Ve lo dico già da subito: è una fan serie di Twilight. Scritta da una 48enne. Ecco, fate un pochino le vostre considerazioni, fatevi passare la sbornia tremenda necessaria a digerire il fatto che una 48enne scriva una fan serie erotica su Twilight e continuate la lettura.

Lui è un dominatore. Se lo fosse solo a letto poco male, ma lo è anche nella vita reale al punto da ricavare le coordinate gps di lei dalle chiamate per sapere dove si trova, presentarsi a casa sua se non gli risponde alle email e decidere chi lei può o meno vedere. Ad un certo punto Anastasia deve andare dopo la laurea una settimana dalla madre che non vede da sei mesi e ha una paura fottuta di dirlo a Grey, perché non sa come potrebbe reagire. Lui le cambia la prenotazione dei posti dell’aereo spostandola in prima classe E, attenzioneattenzione, compra anche il biglietto del posto al suo fianco, in modo che lei non sia seduta vicino a nessuno. Lei non è spaventata dalla cosa, d’altra parte come si fa a temere che un tipino così calmino il quale ha pure una stanza dedicata al bondage in casa sua ti sventri con un coltello svizzero non appena pronunci il nome di un amico d’infanzia mentre dormi?
A lui piace un sacco dargliele. Non troppe, a quanto ho letto, solo un pochino. E questo è un punto a sfavore, se devi scrivere sui rapporti BSDM almeno dì qualcosa che le persone che non li praticano non sanno. Si limita a sculacciarla, menarla un po’ col frustino e legarla. Che poi dovrebbe essere un libro erotico, no? No: ci sono frasi del tipo: “Lo sento. Lì.“, o “mi scosta lentamente le mutantine, sfiorandomi con il dito”. Ti prego, ti prego: chiamala vagina, chiamala figa, chiamala vulva, chiamala patata, chiamala pure sorca ma chiamala, cristo!!! Questa reticenza mi ha fatta impazzire. D’altra parte l’autrice scrive e pensa come una ragazzina di 13 anni. Vuole farci sapere che lui è ricco? Lo puntualizzerà ad ogni occasione (e visto che le pare poco, anche quando le occasioni non ci sono, ad esempio “profuma di saponi costosi”. Saponi costosi. Tu dimmi quali sono i cristo di parametri per calcolare quanto un sapone può essere costoso o meno dal profumo, dai, adesso voglio proprio saperlo).
Le descrizioni in generale sono totalmente inesistenti, a parte quando trombano, dove ci si limita a dire come la gira, quando e quanto la penetra, cosa usa e poco altro. Questo fa sì che il libro, seppur scritto col culo per quanto riguarda stile, sintassi, lessiOGNI COSA, sia effettivamente molto scorrevole, in un paio di giorni si legge tranquillamente.
In un paio di giorni, se non avete nel frattempo una crisi isterica dovuta alla valanga di ripetizioni. Lei che inciampa, lei che arrossisce, lei che alza gli occhi al cielo. Lui che la vede mordersi il labbro e le dice “Non farlo, voglio essere io a mordertelo/altrimenti mi viene voglia di scoparti”, lui che la fissa coi suoi penetranti occhi grigi, lui che cambia d’umore, lui che è bellissimo. Però “ripetizioni” vuol dire che in ogni pagina ci sono almeno almeno 2 delle cose precedenti: a metà libro quando leggevo “mordere” e “labbro” mi venivano tic nervosi simili a convulsioni.
Ah, e poi Anastasia sembra una schizofrenica totale, in quanto dialoga amabilmente col suo subconscio E con la sua “Dea interiore”, una specie di bambolina raffigurante se stessa che lei vede ballare merengue e samba, fare gli occhioni, fare il broncio, arrabbiarsi e un sacco di cose agghiaccianti.

Ma allora, perché tutto questo rumore attorno ad un libro così mediocre?
Credo che i primi responsabili siano i pubblicitari. Ci hanno sempre detto che questo era IL libro che tuttE leggono, di cui tuttE parlano, di cui tuttE si innamorano, dal quale tuttE sono incuriosite e scandalizzate. Insomma, ci hanno fatto credere che fosse un fenomeno culturale importantissimo per il mondo femminile, quasi che se non ti leggi ‘sta merda sei meno donna della tua vicina di casa o della Minetti che lo legge in spiaggia, perché a lei tra queste pagine è stato rivelato il segreto più intimo e vero della sessualità femminile e tu invece sei una poraccia.
Inoltre ci hanno fatto credere che fosse eccitantissimo, tipo che mentre si legge bisogna mettere un secchio sotto la sedia perché altrimenti devi usare il mocio per 2 giorni a forza di tirar su roba. Perché sì, le donne si eccitano di più con la mente, gli uomini con gli occhi. Psss, donne! pssss, dico a voi! Mettetevi su un porno, guardatevelo, spegnete la luce, chiudete gli occhi e costruitevi un po’ la vostra storia: sicuramente lo troverete più appagante che leggere di una disadattata che ha bisogno di un aiuto anche per fare una ricerca su internet o mandare una mail.

E poi, l’altra ragione. Quella più dura.
Le donne non vogliono più soltanto il principe azzurro. Vogliono essere loro a renderlo tale, trasformandolo. Ci hanno fottute alla grande, con la storia del ranocchio.
Grey è la versione moderna e arrapata del principe azzurro. Questo particolare principe però non ti salva baciandoti dal sonno eterno con un cavallo bianco ma arriva su un aereo privato con una tutina in latex e ti salva dalla verginità corcandoti di mazzate. Ti capisce, si accorge con uno sguardo se sei accigliata, ti regala cellulare, pc e auto. Ti scopa alla grande e ti ripete mille volte quanto sei bella. Annulla appuntamenti di giorni e giorni che nemmeno un promoter della Folletto. Se gli rispondi in tono brusco ad una mail prende l’aereo e corre a casa tua a vedere cosa c’è che non va.
Però non basta. Per essere perfetto deve anche avere dei difetti, altrimenti come si fa a coronare il sogno dei sogni? Il nostro maledetto istinto da crocerossina del cazzo gode e va in fregola quando leggiamo di come, poverino, i problemi d’infanzia lo abbiano portato a volerti prendere a ceffoni. Siamo colte da un moto di tenerezza quando sappiamo che lui ha dormito insieme ad Ana, nonostante lui non abbia mai dormito con nessuna. O che con lei faccia per la prima volta sesso “alla vaniglia” (= senza mazziare qualcuno). Lui le risponde immediatamente ad ogni singola mail alla velocità della luce, ma poverino, gli piace se lei ha il culo rosso di sberle (però, che ammmore, poi le spalma l’olio johnson’s baby). E, secondo la tredicenne che ha scritto il libro e che segretamente alberga a sbafo in ognuna di noi, va benissimo così, perché solo così lei potrà cambiarlo, potrà salvarlo, potrà curarlo. Potrà essere DAVVERO perfetto.

Questi sono i motivi del successo del libro, per questo ha venduto milioni e milioni di copie, più di OGNI altro libro. E questi sono i motivi per cui è giusto e doveroso odiarlo. Uccidiamo la nostra tredicenne prima che lei uccida il nostro senso critico.

 

Anche i tori fanno la cacca. Tanta e spesso.

Se le persone invece di inventare un sacco di palle decidessero di tirarne fuori un po’, sono certa che ci risparmieremmo un sacco di noie.
Sono 3 anni che la mia quasi-cugina mi dice “cugi, appena ho un secondo vengo a trovarti!”. Ecco, diciamocelo chiaramente, possibile che in 3 anni tu non abbia avuto nemmeno una mezza metà di pomeriggio libera? Ce l’hai avuta eccome, semplicemente hai preferito fare altro. Oddio, più che legittimo, come però a questo punto spero sia legittimo quando mi dirai “alla prima occasione vengo lì!” risponderti “ma ti prego, non dire cazzate”.
Perché la cosa che più infastidisce è che non puoi dire “ma tu ormai pensi veramente che ti creda?”, no, perché altrimenti sei scortese. Altrimenti poi finisce pure che fai la figura della rompicoglioni, di quella dalle brutte maniere, di quella con un sacco di pretese.
Cari Paccari, cari Sempreimpegnati, cari Tesorononhoavutounsecondolibero, noi lo sappiamo benissimo come vanno le cose, semplicemente perché capita a tutti di dire le stesse cazzate che voi propinate a noi. Che noi propiniamo ad altri. Avanti, sono sicura che nell’armadio tutti abbiamo una tibia impolverata di “scusa, ho avuto un sacco di esami, non sono riuscita a sentirti!”, una costola di “madonna, questo periodo è un inferno”, un femore di “sarà per la prossima volta”. Quasi sicuramente avremo avuto davvero un bel po’ di impegni, come però sicuramente abbiamo trovato il tempo di fare altro.
Sarebbe carino che allora invece che incazzarsi quando facciamo notare a questi signori e signorine che ci siamo un po’ rotti il piffero di sentire come un mantra da settimane, mesi o anni “Sono stato impegnatissimo, è un periodo assurdo”, preferiremmo un duro e schietto “ok, hai ragione, non me ne frega un cazzo al momento di prenderci ‘sta famosa birra insieme, sto benissimo così”, perché almeno non ci sentiremmo in colpa a pensarlo. D’altra parte non ci sono altre scappatoie, guardate un attimo e con coscienza critica in faccia alla realtà.
Se preferite fare altro almeno abbiate la buona decenza di non pretendere di prenderci per scemi.
Sono sicura che riusciremo ad affrontare un “senti, sai cosa? hai ragione.”.
Noi a quel punto prenderemo quello che viene con la serenità con la quale sappiamo che poi anche voi farete lo stesso.

(Sono tremendamente arrugginita, sì)

Coppetta mestruale.

Solitamente questi post partono con un “si parla di mestruazioni, quindi uomini smettete di leggere!”. Cos’è, entreranno in shock? Si caveranno gli occhi? No, no, DEVONO sapere. Avranno pure una fidanzata, un’amica o una sorella, no?

Ebbene, signore e signori, voglio parlarvi della coppetta mestruale.

Della favolosa coppetta mestruale. Della favolosa, meravigliosa e strepitosa coppetta mestruale.

Ce l’ho, l’ho provata e la amo alla follia.

Questo gioiellino in effetti può fare arricciare il naso alla prima occhiata. “Ma come? Una coppetta che si usa durante le mestruazioni?! Oddio, ma che fai, la metti dentro?! Ma che schifo il sangue!”. Voi non sapete quello che dite!

Innanzi tutto partiamo coi pregi. È igienica, pulita, comoda, economica ed ecologica.

Costa dai 12 ai 40 euro, e la potete usare per più o meno 10-15 anni. ANNI. Questo vuol dire che risparmierete centinaia e centinaia di euro con un investimento iniziale del tutto irrisorio. Non si trasforma in rifiuto dopo uno o pochi utilizzi, lo smaltimento è infinitamente più semplice di quello degli assorbenti tradizionali, che sono “quasi indistruttibili: le bustine contenitrici in plastica, gli applicatori, le strisce e  copertura adesiva degli assorbenti hanno infatti un degrado molto lento, calcolato in circa 500 anni. In Italia ci sono 16.012.000 di donne in età fertile (Istat), che si stima consumino ogni anno 6.000.500.000 assorbenti o tamponi e producano circa 120.100.000 chili all’anno di rifiuti difficili”. Se la matematica vi diverte, fate pure qualche conto.

È pulita e igienica. La sterilizzi in acqua bollente una volta primo giorno di flusso, una dopo l’ultimo e basta. Niente batteri che si annidano nell’ambiente umido degli assorbenti interni o esterni, niente rischio TSS.

Ed ora, potrei passare ore a elencare gli aspetti relativi alla comodità.

Se messa correttamente e della giusta taglia non si sente, non si sente per niente. Si adatta perfettamente al vostro corpo, non si muove perché sorretta dai muscoli vaginali e si può tenere dalle 4 alle 12 ore, a seconda della quantità del flusso. Ripeto, non si sente. Gli assorbenti interni danno molto, molto, molto più fastidio. E seccano da morire, perché oltre al sangue assorbono tutte le secrezioni vaginali e ne alterano equilibrio e naturale flora batterica, provocando notevole fastidio e sensazioni da “sfregamento”. Nella comodità ci metto pure la questione odori. Siate sincere. Gli assorbenti puzzano. Fanno schifo. Il sangue resta lì e ristagna per ore nelle mutandine, per poi ristagnare ore nel cestino del bagno. E in entrambi i casi fa schifo. Io avevo sempre il timore che le persone vicine a me lo sentissero in qualche modo, e questo mi provocava un fortissimo disagio. La coppetta invece raccoglie il sangue dall’interno, quindi non ossida e rimane liquido. Quindi non ci saranno più odori sgradevoli né nel vostro bagno né fra le vostre gambe. Vi pare poco?! Si svuota, si sciacqua e si inserisce di nuovo. La coppetta non gocciola. Puoi fare pipì e troverai la carta igienica senza nessuna traccia di sangue. Quando fai il bidet e ti asciughi puoi usare un qualsiasi asciugamano, e non un asciugamano rosso/fucsia/beige per mascherare le strisciate che purtroppo ci accompagnano in quei giorni. Le lenzuola e il materasso non saranno più a rischio macchioline, perché la coppetta si può ovviamente usare di notte (e quanto si sta bene senza quelle odiose impacchettature da letto!). Gli assorbenti esterni possono (e troppo spesso lo fanno) spostarsi e farvi bestemmiare in dialetto norvegese la mattina quando vi ritrovate col Disastro (uomini, la scena non sarà come la testa di cavallo messa nel letto nel film il padrino (http://www.youtube.com/watch?v=n6LX4bx6GnU), non vorrei traumatizzarvi più del dovuto). Niente più mutandoni-che-li-tengo-a-lato-nel-cassetto-per-quei-giorni-lì. Niente più vagina soffocata dietro un assorbente esterno che non la fa respirare e la irrita, dando luogo a bruciori, pizzicori e pruriti. Sì, uomini, le mestruazioni non le odiamo solo perché sono dolorose. Non pensate faccia troppa impressione il sangue nella coppetta. Il sangue è più carino quando è rosso e fresco su un taglietto che ne fa fuoriuscire qualche goccia o quando è marroncino e secco su un cerotto? L’ultima cosa. Non ho mai, mai, mai avuto una sensazione di pulizia e freschezza durante il ciclo come ora.

I contro? Nessuno. Credetemi, fino ad ora e come parere personale, nessuno. Certo, dovete conoscervi un minimo per essere mentalmente pronte a trafficare un pochino con inserimenti ed estrazioni. Boh, io ho una certa confidenza con la mia amichetta. Diciamo pure che per mia immensa fortuna la conosco come il palmo della mia mano, che potrei girarci ad occhi chiusi e tutto il repertorio delle battutine da gomito-gomito. Voglio dire, vi sembro per caso un’educanda?! State tranquille comunque che non si perderà nella vostra vagina, non risale la corrente come un giovane salmone.

Ecco, la mia parte l’ho fatta. Vorrei fermare ogni donna per strada per decantare le lodi e consigliarla a tutte. E vi dirò, faccio davvero fatica a trattenermi.

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E poi dai, quanto sono carine?!

L’intraprendenza fa male.

Letteralmente. Stasera parlando di pratiche sessuali piuttosto diffuse ma personalmente non praticate, ci siamo focalizzate sul noto dito in culo. Donna che lo mette all’uomo, per la precisione. E ci siamo scoperte fare grosse risate sulla povera pelle di alcuni ragazzi crudelmente violati da pioneristiche dita di un’amica di un’amica di un amico. Questa graziosa fanciulla mentre si occupa oralmente del gingillo dell’amato, nel momento più inaspettato e delizioso, infila l’indice nell’ano inconsapevole del partner.
Ecco, non ci gira attorno (mai giro di parole fu più azzeccato), non se ne sta sulla porta a chiedere permesso, non suona nessun campanello. Prende e di schianto lo piazza nel più sacro degli orifizi maschili. Che se piace, va benissimo, ma se il povero sventurato non ha mai voluto fare questa trascendentale esperienza, può pure sentirsene risentito, e che diamine.
Schiere e schiere di ingannati a dondolarsi nella doccia, in questo momento, in tutto il mondo.

 

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Sapevatelo.

I can be your hero, baby.

Sì, voglio aprire una parentesi proprio sull’argomento più caldo e discusso del momento. Fortunatamente non è più il porno di Belen, ma sfortunatamente è il polverone che si è levato dalla prua e dalla biscaggina della Concordia.
Non mi torna proprio il risentimento di quelli che “ah, bell’eroe a starsene a terra! Facile dire “vada a bordo, cazzo!” al sicuro al telefono! Che si fotta anche lui”.
Non sto dicendo sia il buono del secolo per una telefonata, ha fatto semplicemente discretamente bene il suo lavoro (per quanto “eroico” sia di questi tempi), ma perdiana (!), che doveva fare di più? Doveva forse posare il telefono, buttarsi in mare e arrivare a bracciate fino alla (ora abbiamo tutti imparato questo termine e lo useremo quanto più possibile) biscaggina? Vi ricordo che Livorno-Isola del Giglio non sono esattamente 3 vaschette.
Ma via, siamo ormai abituati ai vari Giacomino e Abelardo che si sentono geniali e brillanti a fare (ancora, ancora e ancora!) i bastiancontrari di turno. Quelli che se ne stanno in disparte, costruitamente annoiati, che per il terrore di essere considerati “come gli altri”, “pecoroni” o semplicemente “normali”, finiscono per comportarsi da veri e propri coglioni.
Quello che però rende quest’uomo almeno meritevole di rispetto e di qualche valanga di “grazie”, è la sua decisione di sparire. Di non tramortirci le palle con ospitate e pianti in diretta.
Dire al comandante di togliersi ciuccio e copertina e cercare di salvare vite visto il casino combinato era suo dovere. DOVERE. Se non l’avesse fatto sarebbe stato un inetto, mentre l’averlo fatto non basta a renderlo un eroe.
Però poi ha scelto di non diventare la star del momento, di non accettare di apparire sui giornali sorridente con alle spalle mazzi di fiori e disegni delle persone tratte in salvo, di non arricchirsi con i tantissimi soldi che gli avranno certamente proposto in tantissimi per parlare commosso davanti alle telecamere di “quella terribile notte”. Le uniche parole che abbiamo sentito da lui dopo le ormai famosissime telefonate sono state più o meno un “io non ho fatto nulla più di quanto non fosse ovvio fare, se proprio volete un eroe imbalsamate Alessandro Tosi o Marco Savastano, ora dimenticatevi di me”.
Ecco, personalmente è per questo che io lo vorrò ricordare.
Per un pochino, eh.